Premio "Giuseppe Sperduti" 2017

PREMIO GIUSEPPE SPERDUTI 2017

Tema dell'edizione

"Femminicidio in Sweetland"

VINCITORI DEL PREMIO

Prima classificata

PRIMA CLASSIFICATA: Università degli Studi di TORINO

Seconda classificata

SECONDA CLASSIFICATA: Università degli Studi di CATANIA

SQUADRE FINALISTE

In difesa del Ricorrente: Università degli Studi di TORINO 

Componenti della Squadra:

Luca Imperatore
Marco Lettera
Fabio Tumminello 

Docente di riferimento: Prof.ssa Ludovica POLI

MEMORIA IN DIFESA DEL RICORRENTE

In difesa dello Stato: Università degli Studi di CATANIA

Componenti della Squadra:

Marco Failla
Alessio Gaspare Grancagnolo 
Chiara Spampinato 

Docente di riferimento: Prof. Rosario  SAPIENZA

MEMORIA IN DIFESA DELLO STATO

 

Prof. Umberto LEANZA
Presidente della Commissione e Vice Presidente della SIOI
Amb. Marcello SALIMEI
Vice Presidente della SIOI
Prof. Paolo BENVENUTI
Ordinario di Diritto Internazionale Università degli Studi di Roma Tre
Prof. Pietro GARGIULO
Ordinario di Diritto Internazionale Università degli Studi di Teramo
Prof. Antonio MARCHESI
Associato di Diritto internazionale Università degli Studi di Teramo
Prof.ssa Federica MUCCI
Associato di Diritto internazionale Università degli Studi di Roma Tor Vergata

BANDO DI CONCORSO Premio "Giuseppe Sperduti" 2017- Tema dell'edizione 2017

"FEMMINICIDIO IN SWEETLAND"

INDIZIONE DEL CONCORSO Il Comitato per i Diritti Umani della Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale (SIOI) ha indetto il concorso per il conferimento del Premio Giuseppe Sperduti, da assegnare a seguito di una gara di simulazione processuale su un caso pratico relativo all’applicazione della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti umani e delle libertà fondamentali e relativi Protocolli. Il testo del caso pratico sarà pubblicato sul sito internet della SIOI (www.sioi.org) entro il 6 febbraio 2017. Il Premio è aperto a tutte le Università italiane in cui si insegnano discipline giuridiche.

PREMIO La squadra prima classificata riceverà un premio pari a € 1.000,00 mentre alla squadra seconda classificata andrà un premio di € 500,00. Inoltre, i componenti della squadra vincitrice saranno segnalati per un periodo di tirocinio presso la Corte europea dei diritti dell'uomo a Strasburgo. A tutti i partecipanti al Premio Sperduti sarà, inoltre, riservata una riduzione del 20% sulla quota d'iscrizione dei Master della SIOI.

REQUISITI GENERALI DI AMMISSIONE Potranno partecipare al concorso squadre di tre studenti iscritti ad un corso di laurea da almeno un anno. Ciascuna Università potrà essere rappresentata da una sola squadra. In caso di più domande provenienti dalla medesima Università, avrà la precedenza quella spedita per prima alla SIOI.

PRESENTAZIONE DELLA DOMANDA E TERMINI Le domande di partecipazione al concorso dovranno essere redatte su apposito modulo disponibile sul sito della S.I.O.I. (dossier d'iscrizione) da inviare per fax (06/6789102) o per posta raccomandata A/R entro l'8 maggio 2017 alla SIOI - Comitato per i Diritti Umani, Palazzetto di Venezia, Piazza San Marco 51, 00186 Roma (farà fede la data riportata sul timbro postale). Le domande incomplete o prive della documentazione richiesta non saranno ritenute valide.

PROVE DI ESAME Dopo la chiusura delle iscrizioni, durante la prima riunione del Comitato successiva alla scadenza del termine, a ciascuna squadra ammessa al concorso sarà assegnato, mediante sorteggio, o il ruolo di ricorrente o il ruolo di governo convenuto. Ogni squadra ammessa al concorso dovrà redigere una memoria difensiva in lingua italiana nell’interesse della parte rappresentata (ricorrente o governo), secondo le modalità prescritte dal Regolamento del Premio. Ciascuna squadra dovrà inviare presso la sede centrale della SIOI, entro il 10 luglio 2017 (farà fede la data riportata sul timbro postale), 4 copie della memoria ed un CD contenente il formato elettronico conforme all’originale, unitamente ad una lettera di accompagnamento che precisi l’Università di provenienza e i nominativi dei componenti la squadra. Le quattro copie della memoria dovranno essere anonime, prive di rilegatura, inserite in singole cartelline, con l'indicazione dei nominativi e dell'Università di provenienza solo nella lettera di accompagnamento.

Per la prova scritta verrà assegnato a ciascuna squadra partecipante un punteggio da 1 a 100: fino a 20 punti per la forma e la presentazione della memoria; fino a 80 punti per i contenuti e l'originalità delle argomentazioni svolte. In base al punteggio saranno formate due graduatorie distinte in funzione della parte rappresentata da ciascuna squadra (ricorrente o governo). Per la prova orale, cui parteciperà la prima squadra di ciascuna graduatoria, verrà assegnato un punteggio da 1 a 200 : fino a 40 punti per le capacità oratorie e l'efficacia dell'esposizione; fino a 120 punti per i contenuti e l'originalità delle argomentazioni svolte; fino a 40 punti per le repliche. Per qualunque ulteriore informazione è possibile telefonare allo 06/6920781.

“FEMMINICIDIO IN SWEETLAND” Laura X è una nota e apprezzata farmacista che vive nella ridente cittadina dello Sweetland. Iscrittasi ad un social network, vi conosce un cittadino straniero, Yassen Y, regolarmente residente in Sweetland in base a un permesso temporaneo di soggiorno per motivi di studio. Tra i due si instaura un abituale scambio di messaggi, nei quali, parlando della loro vita, delle loro aspirazioni, delle loro idee, cominciano a conoscersi sempre più. Decidono, quindi, di incontrarsi. Dopo una prima serata passata piacevolmente insieme, Laura e Yassen cominciano a frequentarsi regolarmente, fin quando, convinti di amarsi, decidono di convivere e Yassen si trasferisce nell’appartamento di Laura. I primi tempi sono felici, malgrado la differenza di cultura e di origini. Ben presto Yassen rivela un carattere violento e morbosamente geloso, non sopportando neppure l’atteggiamento cordiale di Laura con i clienti della farmacia, né il suo abbigliamento da lui ritenuto troppo provocante. Dopo scenate e minacce, anche in pubblico, Yassen passa alle percosse che costringono Laura a ricorrere più volte alle cure del pronto soccorso; i medici di turno non mancano di inviare il dovuto referto all’autorità di polizia. La stessa Laura, ormai terrorizzata dalle ripetute violenze di Yassen, dopo averlo cacciato di casa, presenta una denuncia contro di lui alla polizia. Yassen comincia a seguirla dappertutto e a perseguitarla, minacciando di ucciderla se non tornerà con lui. Laura, sempre più impaurita, si rivolge alla polizia chiedendo di sottoporre Yassen a misure idonee a impedirgli di avvicinarla. Ma la polizia si limita a convocare Yassen, intimandogli di cessare la sua condotta persecutrice, e a trasmettere la denuncia di Laura e la sua richiesta all’autorità giudiziaria, la quale apre un fascicolo sul caso, ma non assume alcuna iniziativa concreta. Una sera, ritirandosi dopo il lavoro, Laura trova ad aspettarla Yassen, il quale - dopo l’ennesimo rifiuto di Laura di tornare con lui - l’aggredisce e, dopo averla picchiata selvaggiamente, la strangola e si dà alla fuga. Le ricerche della polizia e le indagini della magistratura non conducono a ritrovare l’omicida. Questi, infine, fermato per un controllo di routine dalla polizia in una località lontana da quella dei fatti, non viene riconosciuto come il ricercato per l’omicidio di Laura. Rilevata la scadenza del permesso di soggiorno, la polizia trattiene Yassen sino all’emissione di un provvedimento amministrativo di espulsione, che viene prontamente eseguito, così che di Yassen si perdono le tracce. La madre di Laura comincia una battaglia legale. Ella denuncia penalmente i poliziotti e i magistrati coinvolti nella vicenda per le omissioni delle quali li considera responsabili, sia nella uccisione della figlia, sia nella mancata punizione dell’omicida. Inoltre, con azione civile, chiede allo Stato di Sweetland il risarcimento dei danni per non avere protetto Laura, pur in presenza di ripetute minacce e aggressioni, anche in pubblico, segnalate per tempo alle autorità competenti. La sentenza del giudice penale proscioglie i poliziotti e i magistrati denunciati. Anche la domanda risarcitoria è respinta, poiché il tribunale ritiene che la responsabilità dello Stato sussista solo in caso di colpa grave dei funzionari e dei giudici, non riconoscibile nella vicenda in esame. La madre di Laura rinuncia a impugnare la sentenza penale, mentre presenta appello contro quella civile. Nel frattempo partecipa a numerose trasmissioni televisive, nelle quali si scaglia contro la polizia e la magistratura, colpevoli - a suo dire - della morte della figlia e conniventi nel coprire le rispettive responsabilità, nonché contro le leggi ingiuste del suo Paese. In una di tali trasmissioni è intervistato un giudice il quale contesta le affermazioni della madre di Laura e aggiunge che la stessa Laura era stata alquanto imprudente e superficiale poiché ci si dovrebbe guardare dal fare incontri sui social networks con sconosciuti. Di lì a poco il giudice in questione è nominato Presidente del Tribunale di appello competente a decidere sul ricorso della madre di Laura. A questo punto la madre di Laura, senza attendere l’esito del processo civile di appello, presenta un ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo - essendo Sweetland parte della Convenzione europea - nel quale lamenta, anzitutto, la violazione dell’art. 2 della Convenzione, concernente il diritto alla vita, sotto due profili: mancata protezione della figlia, malgrado l’evidente e alto rischio di aggressione da parte di Yassen Y, e, sul piano procedurale, gravi omissioni, errori e inadempienze nelle ricerche dell’assassino, al quale sarebbe stata sostanzialmente garantita l’impunità. Denuncia, inoltre, la violazione dell’art. 6 sul diritto a un equo processo per varie ragioni: assenza di una tutela giudiziaria contro le inadempienze dei poliziotti e dei magistrati coinvolti nella vicenda dell’omicidio di Laura; presenza nel Tribunale di appello di un Presidente prevenuto rispetto al caso in esame e autore, nell’intervista televisiva, di affermazioni ritenute “sessiste” nei confronti di Laura; composizione del Tribunale di appello di soli giudici di sesso maschile, come tali propensi a una certa indulgenza nei riguardi di delitti passionali come quello di Yassen Y. Sotto questo profilo - oltre a giustificare, per queste ragioni, di non avere atteso l’esito del processo di appello - la ricorrente lamenta anche una violazione dell’art. 14: dapprima la leggerezza e la sostanziale indifferenza della polizia e della magistratura verso la denuncia e le richieste di aiuto della figlia, poi l’inclinazione del Presidente del Tribunale d’appello ad attribuire anche all’imprudenza di Laura il tragico epilogo della vicenda tradirebbero un atteggiamento discriminatorio fondato sul sesso nella tutela dei diritti. Infine, la ricorrente denuncia una violazione dell’art. 13 per l’assenza di un ricorso effettivo in caso di violazione del diritto alla vita, ricorso che va garantito “anche quando la violazione sia stata commessa da persone che agiscono nell’esercizio delle loro funzioni ufficiali”. In conclusione la ricorrente chiede che la Corte dichiari che Sweetland ha violato le citate disposizioni della Convenzione e che, ai sensi dell’art. 41, condanni Sweetland al pagamento della riparazione che la stessa Corte giudichi equa. Lo Stato convenuto dinanzi alla Corte eccepisce che il ricorso è irricevibile per mancato esaurimento delle vie di ricorso interne (art. 35, par. 1). In secondo luogo, il ricorso sarebbe abusivo ai sensi dell’art. 35, par. 3, lett. a), anche in rapporto all’art. 17, in quanto diretto, sostanzialmente, ad amplificare la campagna denigratoria contro le istituzioni di Sweetland, già messa in atto nelle numerose comparse della ricorrente in trasmissioni televisive. Aggiunge che la ricorrente ha potuto usufruire di ogni ricorso giudiziario - anche se con esito negativo - e che è del tutto arbitrario dedurre da un’intervista del Presidente del Tribunale di appello (o addirittura dalla sua composizione) un atteggiamento “maschilista” e discriminatorio.