Azzeccata la mossa di Trump in Siria (ma ora non si cacci Assad). Intervista di Franco Frattini a Formiche

Conversazione di Formiche.net con Franco Frattini, presidente della Società italiana per l’organizzazione internazionale (SIOI) e già ministro degli Esteri. 
Cristiana Rizzo 
“Dal suo punto di vista, Trump ha azzeccato pienamente la mossa in Siria. Ma non si può immaginare di cacciare Assad, perché si sa che la potenza militare di Assad esiste”. Parola di Franco Frattini, presidente della Società italiana per l’organizzazione internazionale (SIOI) e già ministro degli Esteri, sull’attacco missilistico americano in Siria del 6 aprile, seguito al bombardamento con agenti chimici nel nord del paese costato la vita a oltre 80 civili.
 “LA REAZIONE DI TRUMP ERA NECESSARIA” 
“Quella del presidente americano era un’azione inevitabile ed è stata coerente con quanto aveva detto molte volte: quando sarebbe stato in ballo un interesse prioritario dell’America, lui avrebbe agito”, dice Frattini. Un’azione necessaria anche a fronte del disimpegno dell’America in Medio Oriente, che con Obama aveva annacquato il proprio ruolo storico di guida e di indirizzo, aggiunge l’ex ministro degli Esteri: “Era indispensabile che Trump desse questo messaggio per rientrare in gioco, per far capire che d’ora in poi gli Stati Uniti si riprenderanno il proprio posto e vorranno mantenerlo. Questo ha subito portato ai complimenti della Arabia Saudita, della Turchia, di Israele. Dal suo punto di vista, Trump ha azzeccato pienamente questa mossa”. Un segnale che probabilmente sarà l’ultimo: “Credo che non ci saranno altre azioni, questa è bastata ad Assad e a Putin, che lo tutela, per capire che cose del genere non devono succedere più”.
PERCHÈ NON C’ERANO LE CONDIZIONI PER UNA RISOLUZIONE ONU
Perché non si è atteso una risoluzione dell’Onu? “Non ci sarebbe stato il tempo – risponde Frattini – e inoltre avrebbe influito il peso della Russia e della Cina (il presidente Xi Jinping peraltro era ospite nel resort di Trump in Florida, per il loro primo incontro ufficiale, ndr)”. Probabilmente, però, Trump ha dato una forma di preavviso ai due paesi, continua Frattini: “Non è un caso che nessun soldato e nessun aereo russo siano stati colpiti, mentre probabilmente in quella base militare i russi c’erano. Poi però ha agito, altrimenti sarebbe stato coinvolto il Consiglio di sicurezza e tutto il mondo lo avrebbe saputo”. Aver scavalcato l’Onu, inoltre, dimostra nei fatti ciò che Trump ha sempre detto: che la considera un’istituzione debole. “Non ha aspettato le Nazioni Unite, perché le ritiene incapaci di prendere decisioni rapide, che invece sono necessarie. Un’altra conferma di un atteggiamento in politica estera che mi sembra ragionevole”. L’Onu, adesso, dovrà dimostrare di adottare una risoluzione al Consiglio di Sicurezza, agire velocemente e far riprendere il negoziato politico: “un negoziato che solo potenze globali possono condurre, quindi Russia, America, Turchia, Arabia Saudita e Iran. Questi cinque paesi sono gli unici da cui può venir fuori un risultato per la Siria”.
TRUMP, ISOLAZIONISTA A INTERMITTENZA 
Trump non sarà il poliziotto globale come voleva essere Bush, ma interverrà laddove vedrà minacciato l’interesse del suo paese: “È interventista quando gli interessa – secondo Frattini – In questo caso c’è una strategia politica di medio e lungo termine: se si lascia passare il messaggio che il presidente americano minaccia un dittatore sanguinario per l’uso delle armi chimiche e poi non succede niente, il discredito della amministrazione è evidente, quindi Trump ha fatto bene a operare senza investire il Congresso, altrimenti sarebbe finita come con Obama, cioè con un nulla di fatto”.
IL BOMBARDAMENTO, UN MESSAGGIO AI SUNNITI, A ISRAELE E ALLA COREA DEL NORD
L’attacco americano è stato un segnale diretto a tutti, in primis alle potenze sunnite, che peraltro si sono congratulate, Turchia, Emirati, Arabia Saudita, Egitto e poi a Israele: “Una volta che questo dialogo, ormai aperto, tra Russia e Israele si è consolidato, Putin, tre giorni fa, ha addirittura dichiarato che riconosce Gerusalemme ovest come capitale dello stato ebraico. Quindi siamo di fronte a un messaggio agli israeliani, un messaggio forte ai sunniti, e sul fronte opposto si dice con chiarezza all’Iran, che sostiene Assad, che non sarà tollerato il superamento della linea rossa”. Ma anche dalle parti della Corea del Nord dovrebbero drizzare le antenne: “Il dittatore coreano che sta lanciando i test missilistici nucleari, con questa azione ha avuto la prova che se Trump decide di intervenire, procede. E sicuramente la Corea del Nord è un altro terreno estremamente delicato, che con la Cina e il Giappone, rappresenta un grandissimo pericolo”.
LA POSIZIONE DELL’ITALIA
“Condivido in pieno la posizione dell’Italia, che ha giudicato proporzionata la reazione degli Stati Uniti”, dice l’ex ministro. “Anzi sono sicuro che il nostro paese, che quest’anno è membro del Consiglio di sicurezza, si batterà perché riprenda subito il dialogo politico. Questa azione che ha distrutto la base militare siriana, non vuol dire la fine del negoziato, anzi verrà seguito dalla ripresa delle trattative”.
LA DESTITUZIONE DI ASSAD DEVE ESSERE UN RISULTATO DEI NEGOZIATI
“Non si può immaginare di cacciarlo via, perché si sa che la potenza militare di Assad esiste, quindi la cosa più ragionevole, che lo stesso Trump ha detto in modo molto pragmatico e serio, è che Assad è il presidente della Siria e dobbiamo fare i conti con lui, con l’obiettivo che il negoziato politico porti alla sua uscita di scena. Se invece si parla di cacciata di Assad come precondizione, come sosteneva Obama, si resta nel nulla di fatto degli ultimi cinque anni, altro errore di Obama che Trump non farà. Quindi il prossimo passo sarà la ripresa dei i negoziati di Astana, a cui gli Stati Uniti dovranno dare un impulso molto più forte”.
COME EVITARE CHE IN SIRIA SI ARRIVI AL CAOS LIBICO 
Il pericolo che la Siria diventi una seconda Libia si può scongiurare in primo luogo continuando a colpire con decisione le principali organizzazioni terroristiche, senza fare distinzioni: “Espugnando Raqqa in primo luogo e colpendo Al-Qaeda, Al-Nusra e Daesh. Al tempo stesso mantenere un contatto permanente fra America, Russia, Turchia, Arabia Saudita e Iran. Se questo contatto continua o riprende a funzionare, c’è la possibilità di una soluzione di lunga durata”. D’altra parte lo stesso portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ieri ha affermato che non sosterrà Assad a ogni costo.