Premio "Giuseppe Sperduti" 2014

PREMIO GIUSEPPE SPERDUTI 2014

Tema dell'edizione

"Matrimonio e Famiglia: il Diritto a sposarsi, a fondare una famiglia ed avere una vita familiare. Diritti Fondamentali di ogni individuo o solo dell'eterosessuale?"

VINCITORI DEL PREMIO

Prima classificata

PRIMA CLASSIFICATA: Università degli Studi di VERONA

Seconda classificata

SECONDA CLASSIFICATA: Università degli Studi di BERGAMO

SQUADRE FINALISTE

In difesa dello Stato: Università degli Studi di VERONA

Componenti della Squadra:

Diego Bazzucco
Marta Mischi
Martina Vivirito Pellegrino

Docente di riferimento: Prof.ssa Maria Caterina BARUFFI

MEMORIA IN DIFESA DELLO STATO

In difesa del Ricorrente: Università degli Studi di BERGAMO

Componenti della Squadra:

Laura Carminati
Sara Ferrara
Jannet Staffoni

Docente di riferimento: Prof.ssa Federica PERSANO

MEMORIA IN DIFESA DEL RICORRENTE

Prof. Umberto LEANZA
Presidente della Commissione e Vice Presidente della SIOI
Amb. Marcello SALIMEI
Segretario Generale della SIOI
Prof.ssa Ida CARACCIOLO
Ordinario di Diritto Internazionale Seconda Università degli Studi di Napoli
Dr. Niccolò FIGÀ TALAMANCA
Segretario Generale No Peace Without Justice - NPWJ
Prof.ssa Lina PANELLA
Ordinario di Diritto Internazionale Università degli Studi di Messina
Prof.ssa Laura PINESCHI
Ordinario di Diritto internazionale Università degli Studi di Parma

"Matrimonio e Famiglia: il diritto a sposarsi, a fondare una famiglia ed avere una vita familiare. Diritti fondamentali di ogni individuo o solo dell’eterosessuale?"

Marco, chirurgo estetico di cittadinanza italiana, e Pedro, attore spagnolo di fiction televisive, si conoscono durante un viaggio a Londra nel 2000 e sono fin da subito inseparabili. Dopo alcuni mesi di relazione a distanza, decidono di vivere insieme e acquistano insieme un immobile nel 2001 a Roma, dove lavora Marco. Lì stabiliscono la propria vita familiare, anche se Pedro continua a viaggiare molto per lavoro.

Le prospettive di carriera di Pedro, infatti, sono assai promettenti e nel 2004 riesce ad ottenere una parte da protagonista per un film spagnolo sulla vita di Don Chisciotte. Le riprese durano molti mesi e si svolgono in Andalusia. Durante questo periodo la coppia vive momenti di tensione finché Marco trova un lavoro a Madrid in una importante clinica specializzata in chirurgia ricostruttiva. Nel 2005, dunque, la coppia decide di traslocare in Spagna e nel 2006 di sposarsi.

Tuttavia, nel 2009, il cattivo stato di salute della madre di Marco e la necessità di cure mediche costanti impongono ai due coniugi di ritornare in Italia. Pochi mesi dopo decidono di trascrivere il matrimonio celebrato in Spagna presso l’ufficio dello Stato Civile di Roma. A seguito del rifiuto dell'ufficiale dello Stato Civile di trascrivere detto atto di matrimonio per l'identità di sesso dei contraenti il matrimonio medesimo, la coppia adisce, con esito negativo, prima il Tribunale ordinario di Roma e poi, in sede di reclamo, la Corte d'Appello di Roma, perché sia accertata l'illegittimità del rifiuto di trascrizione opposto dall'ufficiale dello Stato Civile del Comune di Roma e, conseguentemente, ordinata la trascrizione del predetto atto di matrimonio.

In entrambi i gradi di giudizio le richieste vengono respinte, così la coppia decide di adire la Suprema Corte per violazione degli articoli 2 e 29 della Costituzione, dell’articolo 23 del Patto sui diritti civili e politici del 1966 e degli articoli 8, 12 e 14 della Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU). La Corte di Cassazione, tuttavia, nel 2011, conformandosi alla giurisprudenza costante respinge la tesi dei ricorrenti, escludendo la possibilità di registrare matrimoni di coppie omosessuali celebrate all’estero per contrarietà all’ordine pubblico.

Marco e Pedro, dunque, adiscono la Corte di Strasburgo lamentando la violazione degli articoli 8, 12 e 14 della CEDU. In particolare, ritengono che il rifiuto di trascrivere il loro matrimonio integri innanzitutto una violazione dell’art.12 della Convenzione europea, che riconosce il diritto a sposarsi e fondare una famiglia.

I ricorrenti ritengono altresì che malgrado la Corte di Cassazione abbia rilevato che il diniego di trascrizione dell’atto di matrimonio non implica, ma, al contrario, consente il riconoscimento del diritto della coppia ad avere una vita familiare, quest’ultimo, così come riconosciuto dall’art.12 della Convenzione europea, non possa invece trovare un’adeguata tutela.

La teoria che i ricorrenti sostengono è, infatti, che dal riconoscimento del diritto a contrarre matrimonio in condizioni analoghe a quelle previste per le coppie eterosessuali, derivi per conseguenza che anche il diritto al rispetto della vita familiare risulta compromesso. Dal fatto di poter validamente contrarre matrimonio deriva una serie di importanti conseguenze per quanto concerne i diversi aspetti che attengono alla vita familiare, sia sotto il profilo affettivo, sia sotto quello economico.

Ad avviso dei ricorrenti, inoltre, risulta violato anche il diritto a non essere discriminati, così come previsto dall’art.14 della CEDU. L’orientamento sessuale risulta, infatti, essere l’elemento condizionante e discriminante che determina uno scorretto approccio da parte del legislatore e da parte del giudice nei confronti di un’esigenza di piena affermazione di alcuni diritti fondamentali.

Si tratta di un processo di evoluzione del concetto di famiglia e dei diritti ad essa connessi di cui la Corte dovrebbe, nell’opinione dei ricorrenti, tenere conto, facendosi promotrice di una diffusa esigenza di cambiamento e, dunque, stimolando i paesi membri a trovare soluzioni adeguate.

Dopo aver esaminato le problematiche sottese al caso proposto, proporre la soluzione che potrebbe dare la Corte.