SOCIETA' ITALIANA PER L'ORGANIZZAZIONE INTERNAZIONALE


 
 
LA RASSEGNA STAMPA DELLA SIOI







 

 

Cari Amici, Soci ed Ex Alunni vi presentiamo un nuovo servizio di SIOI NEWS dedicato a voi e a chi è interessato a conoscere la SIOI attraverso le esperienze di coloro che l'hanno vissuta e frequentata da studenti e continuano a viverla e a raccontarla oggi da ogni parte del mondo. Uno spazio della rassegna stampa di SIOI News raccoglie inoltre le segnalazioni e le interviste dei media e della stampa sulla SIOI.

Auguriamo a voi tutti una buona lettura!


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LE INTERVISTE DI SIOI NEWS: GLI EX ALUNNI DEL MASTER IN RELAZIONI INTERNAZIONALI E DEL MASTER PER LE FUNZIONI INTERNAZIONALI

Intervista alla dott. ssa Cristina Mudu
Da SIOI NEWS N. 11 GIUGNO – SETTEMBRE 2008

La Dr.ssa Cristina Mudu ha frequentato il Corso di formazione per le funzioni internazionali della SIOI nel 2002 ( 15 marzo-13 giugno). Attualmente presta servizio presso il Gabinetto del Presidente del Parlamento europeo, Hans Gert Pöttering.

D. In che cosa consiste il suo attuale incarico e quali caratteristiche personali sono richieste dal ruolo che ricopre?
R. Il Gabinetto del Presidente é suddiviso in Gruppi di Lavoro: Politiche Esterne, Politiche Interne, Strategia, Stampa ed Organizzazione Interna. Io lavoro nel Team Politiche Interne che si occupa di seguire i lavori di alcune Commissioni Parlamentari (ad esempio Mercato interno, Ambiente, Cambiamento Climatico ) per tenere aggiornato il Presidente sui temi in esse trattati. Ogni componente del Gabinetto segue inoltre le vicende politiche di Paesi che gli sono stati assegnati e prepara note e briefings affinché il Presidente possa affrontare ed ospitare visite ufficiali. La parte più imprevedibile ed interessante del mio lavoro é sicuramente la preparazione della sessione plenaria: il Presidente presiede l'aula sia durante le discussioni che durante il voto, e deve essere preparato su qualsiasi tema in dibattito, oltre che supportato nelle questioni procedurali e consigliato nel gestire qualsiasi imprevisto che possa verificarsi in aula. Il lungo orario, la mole di lavoro e il continuo interfacciarsi con colleghi di nazionalità e conseguente cultura e modo di lavorare diversi, la delicatezza di alcuni temi trattati richiedono senso organizzativo, diplomazia, elasticità e discrezione. Le continue visite ufficiali del Presidente oltre alla trasferta mensile per la sessione plenaria a Strasburgo fanno si che sia necessario avere sempre un trolley pronto a disposizione! .
D. Quale è stato il suo percorso per arrivare a svolgere le sue attuali funzioni?
R. Una laurea in scienze politiche con indirizzo internazionale, il corso di perfezionamento alla SIOI e una borsa di studio del Ministero degli Esteri italiano per un corso estivo di romeno all'università di Bucarest. Proprio grazie alla conoscenza della lingua romena sono stata selezionata per uno stage alla Commissione Europea, DG Occupazione ed Affari sociali, nel 2004. Rientrata in Italia, ho seguito la campagna per le elezioni europee e ho fatto uno stage presso un deputato neoeletto, diventandone poi assistente. Nel Gabinetto del Presidente mi occupo di seguire Italia, Malta e Romania. La conoscenza della lingua romena é stata sicuramente la discriminante che mi ha avvantaggiata in sede di colloquio per l'assegnazione del posto nel Gabinetto, permettendomi di fare questo ultimo grande salto.
D. Che tipo di formazione e quali capacità professionali dovrebbero possedere i giovani che intendono intraprendere una carriera nelle Istituzioni comunitarie?
R. Il Parlamento europeo predilige lauree umanistiche, una giovane età e una grande attitudine agli spostamenti. Come accennavo in precedenza, i lavori parlamentari si svolgono a Bruxelles, ma la sessione plenaria mensile é a Strasburgo. Il Parlamento lavora in tutte le lingue ufficiali, ivi compreso l'italiano. La Commissione europea assorbe invece qualsiasi tipo di laurea, dagli agronomi della DG Agricoltura ai diversi scienziati ed ingegneri della DG Ricerca, ed é sempre alla ricerca di personale con conoscenze tecniche e preferibilmente qualche anno di esperienza lavorativa sul curriculum. La Commissione ha solo tre lingue di lavoro: inglese, francese e tedesco. Il mio consiglio, che si basa sull'esperienza personale é che, per lavorare nelle Istituzioni comunitarie bisogna aggiungere un pizzico di "pepe" linguistico al proprio curriculum. A Bruxelles tutti sono laureati e la perfetta conoscenza di una o due lingue ufficiali come il francese o l'inglese non costituisce un valore aggiunto, ma la normalità. Sono stata selezionata per lo stage in Commissione perché, dopo che la mia candidatura era inserita nel libro degli idonei ( il famoso Blue Book), l'unità in cui ho poi effettuato lo stage aveva richiesto una ragazza italiana che parlasse romeno, dato che inserendo come discriminante la conoscenza del francese e dell'inglese, il numero dei candidati a coprire quella posizione era ancora troppo alto. Le lingue di lavoro del Parlamento europeo sono ben 22, c'é quindi una vasta scelta di specializzazione! Se le lingue non dovessero essere il vostro punto di forza, non per questo bisogna abbandonare il sogno europeo! Il mio ultimo suggerimento é di proporre ad un deputato europeo un vostro studio ( la vostra tesi ad esempio) inerente uno dei temi trattati dalle Commissioni da lui seguite, non escludo che vi proponga uno stage al Parlamento europeo, primo gradino di una lunga carriera internazionale!

Intervista alla Dr.ssa Alessia Clemente, Funzionario per gli Affari Internazionali della Protezione Civile
DA SIOI NEWS N. 6 dicembre 2006 – gennaio 2007

La Dr. ssa Alessia Clemente ha frequentato il Corso Superiore in Relazioni Internazionali organizzato dalla SIOI nel 2001. Attualmente è Funzionario per gli Affari Internazionali del Dipartimento della Protezione Civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri

D. Che tipo di incarico ricopre presso il Dipartimento della Protezione Civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri?
R. Sono attualmente inserita nella Segreteria Particolare del Capo del Dipartimento della Protezione Civile, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri con lo specifico compito di seguire gli aspetti internazionali di sua stretta competenza. Questa attività mi porta conseguentemente a tenere i rapporti con i Direttori Generali della Struttura che, di volta in volta, sono coinvolti in attività internazionali. E’ da specificare che l’attività internazionale del Dipartimento si basa su relazioni sia a livello europeo che, in una più ampia accezione, internazionale (NATO, ONU).
D. Quale è stato il percorso formativo e professionale?
R. Prima di approdare alla Segreteria Particolare del Capo del Dipartimento, sono stata ufficialmente incaricata (sulla base della determinazione del Capo del Dipartimento), dall’On. Fini, Ministro degli Esteri, su richiesta del dr. Gianni Letta, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, di lavorare all’interno della Rappresentanza Permanente d’Italia all’Unione Europea a Bruxelles con la funzione di Consigliere (Attachée) dell’Ambasciatore per le tematiche afferenti la Protezione Civile. Tra i miei compiti c’erano, fra gli altri, la preparazione di documentazione utile per l’Ambasciatore in caso di CoRePer(Comitato dei Rappresentanti Permanenti), per i Consigli dei Ministri, qualora la tematica della Protezione Civile venisse dibattuta in sede di CAGRE(Consiglio Affari Generali e Relazioni Esterne – Ministri degli Affari Esteri di tutta l’UE) o eventualmente per i massimi livelli politici italiani in occasione dei Consigli Europei. Il tutto per far avanzare i lavori del settore a livello comunitario, attraverso un propedeutico lavoro sia da Bruxelles con il gruppo dei Consiglieri di tutte le altre Rappresentanze dei Paesi UE, sia con un percorso di condivisione e concertazione dei contenuti all’interno del Dipartimento della Protezione Civile e soprattutto con i Dicasteri italiani interessati. Inoltre, un ruolo importante è stata la mia partecipazione alle riunioni mensili del Gruppo Protezione Civile tenute al Segretariato del Consiglio dell’Unione Europea, nonché la partecipazione attiva alle periodiche riunioni presso la Commissione Europea ed il Parlamento Europeo, ambiente di lavoro familiare poiché nel 2002 sono stata una tra le quattro vincitrici italiane della Borsa di Studio intitolata a Robert Schumann per i tirocini retribuiti presso il Parlamento Europeo, con uno specifico settore di approfondimento che era quello giornalistico. Nel mio, ancor giovane, cammino, sono stata sicuramente facilitata da una solida base di conoscenze linguistiche (parlo Inglese, Francese, Tedesco e ho una buona conoscenza di altre lingue parlate nell’UE come ad esempio il Portoghese e sto perfezionando l’apprendimento della lingua Russa), l’avere frequentato il Corso Superiore di Relazioni Internazionali e di Preparazione alle Funzioni Internazionali, aver conseguito un Master biennale in Studi Europei nonché l’assidua partecipazione a seminari e corsi di formazione sia in Europa che fuori dai confini dell’UE, mi hanno consentito nel 2004 di gestire, sulla base di una maturata conoscenza teorica e pratica acquisita sui processi politico-gestionali comunitari, il compito affidatomi di Training Coordinator per l’Italia, cioè di referente per il Dipartimento della Protezione Civile Italiana presso l’Unità di Protezione Civile all’interno della Direzione Generale Ambiente della Commissione Europea per implementare la formazione comunitaria nella materia della Protezione Civile e della gestione delle crisi, formalmente parte integrante dei processi di Politica Estera e di Difesa Comune. Essere “Training Coordinator,” ha significato organizzare Corsi di Formazione con partecipanti provenienti da vari Paesi dell’Unione Europea, partecipare alle riunioni di tutti i Training Coordinator alla presenza di Rappresentanti della Commissione Europea e suggerire indirizzi “strategici” per migliorare il sistema di formazione sulla materia specifica della Protezione Civile. Ma al di là dell’innegabile entusiasmante percorso, che ho vissuto fino ad oggi, non posso dimenticarmi della parte più importante. Discutere, infatti, di politiche generali di indirizzo a livello globale perché queste rimangano sterili parole prive di qualsiasi ricaduta concreta sulle persone, vanificherebbe soprattutto gli sforzi di tutti coloro che lavorano quotidianamente per contribuire a migliorare il presente e per tutelare le speranze delle future generazioni. E’ per questo che la mia partecipazione alla missione italiana in Sri Lanka a seguito dello Tsunami del 2004, piuttosto che il viaggio contro il tempo a New Orleans in soccorso delle genti colpite dall’uragano Katrina o, ancora, la toccante esperienza vissuta in Angola, messa duramente alla prova dall’epidemia di febbre di Marburg che ha ucciso migliaia e migliaia di persone, mi hanno fatto comprendere il senso più vero delle “relazioni internazionali”: una vicinanza solidale e concreta ai popoli che superi il semplice studio della politica internazionale nella sua dimensione teoretica e, empiricamente, dei rapporti fra i principali attori del sistema internazionale, per divenire strumento costruttivo di tutela dell’essere umano, di qualsiasi nazionalità esso sia.
D. Che tipo di formazione e quali capacità professionali dovrebbero possedere i giovani che intendono seguire il suo stesso iter professionale?
R. La domanda è molto interessante, ma di altrettanta non facile soluzione. Lavoro in uno dei Dipartimenti della Presidenza del Consiglio dei Ministri, tra i più interdisciplinari. Quotidianamente ho contatti con ingegneri, geologi, architetti, sismologi, metereologi, economisti, avvocati, piloti, così come con medici (il Capo del Dipartimento è un Medico specializzato in medicina tropicale con una laurea H. C. in Ingegneria Gestionale…), Professori Universitari ed esperti di Relazioni Internazionali. In questo Dipartimento, come per una orchestra, il risultato è eccellente quando ciascuno apporta le sue conoscenze e le sue capacità ad un progetto condiviso che si propone di raggiungere un obiettivo comune: far conoscere ed informare i cittadini sui rischi possibili presenti nel territorio dove vivono per suggerire forme e strumenti di organizzazione per affrontare al meglio eventuali momenti di crisi. Qualche giorno fa, il dr. Bertolaso mi diceva di ricordare sempre che il lavoro del funzionario dell’Amministrazione Pubblica, a qualsiasi livello esso sia svolto, deve essere vissuto come un servizio al cittadino e più importante è il compito rivestito, più forte deve essere lo spirito di servizio verso il proprio Paese. Ecco allora che questo insegnamento, di perenne attualità e da salvaguardare senza compromessi, mi ha aiutato a rafforzare un sentimento profondo di appartenenza ad un gruppo che al clamore della quotidianità, contrappone una scelta di servizio il più delle volte silenzioso, ma non impercettibile, e che ha costruito una solida capacità di andare oltre i singoli particolarismi e i piccoli “orticelli” di egoismi privi di ogni qualsivoglia ambizione o visione per il futuro. Insomma, oltre alla naturale conoscenza delle lingue, strumento essenziale di comunicazione con altri Paesi, e la capacità di accogliere le diversità dei mondi che si incontrano, molto importante è la capacità di lavorare in squadra, di mantenere elevati i propri ideali e di pensare sempre “in grande”!

Interviste alle Dottoresse Elena Asciuti e Maria Luisa Cupido
Da SIOI NEWS N.3 marzo – aprile 2006

Elena Asciutti e Maria Luisa Cupido hanno frequentato il Corso superiore in relazioni internazionali nel 2002, e a completamento del percorso formativo hanno svolto un tirocinio a Pechino. Attualmente lavorano a Pechino, dove hanno costituito una società di servizi e consulenza “StudioCina” che si rivolge sia agli imprenditori italiani sia alle istituzioni e alle imprese cinesi, interessati a stabilire rapporti commerciali e culturali tra Italia e Cina

D. Fino a che punto vi è servita la formazione ricevuta in SIOI nell'ambito del Corso per Relazioni internazionali e quali prospettive si aprono secondo voi in Cina per dei giovani italiani che abbiano una formazione analoga alla vostra e che siano disposti ad affrontare le incognite di un trasferimento in un Paese diverso e complesso come la Cina di oggi?
R. Il corso in relazioni internazionali e il successivo tirocinio, che entrambe abbiamo svolto presso l’ICE di Pechino, ha senza dubbio contribuito in maniera determinante ad arricchire la nostra formazione specialistica post-lauream. Ricordiamo con piacere e nostalgia le nostre giornate alla SIOI, l’atmosfera amichevole e soprattutto l’orientamento formativo e pratico impartito con serietà professionale che è stato per noi un input fondamentale per le scelte professionali. L’idea di StudioCina speriamo possa essere un esempio per tanti giovani che come noi hanno deciso di investire all’estero e di creare un “ponte commerciale ”tra l’Italia e il resto del mondo .
D. Sulla base della vostra esperienza acquisita quali sono le priorità necessarie nell'ambito della formazione per meglio affrontare il tipo di attività che state svolgendo in Cina?
R. È oramai prioritaria una formazione a carattere internazionale, che preveda un’apertura ai temi dell’internazionalizzazione e del marketing territoriale e che possa offrire gli strumenti pratici per operare scelte strategiche sui mercati esteri. La scelta innovativa della SIOI di inserire nell’ambito del corso superiore in relazioni internazionali seminari di specializzazione sulle tecniche per l’internazionalizzazione è sicuramente rispondente alle esigenze dei giovani che desiderano aprirsi alle sfide della società globale.

Intervista al Prof. Pier Virgilio Dastoli
Da SIOI NEWS N.3 marzo – aprile 2006

Il prof. Pier Virgilio Dastoli ha frequentato il Corso di preparazione alle carriere internazionali nel 1969. Dal luglio 2003 è Direttore della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea.

D. Circa trentacinque anni fa Lei ha frequentato un corso di formazione della SIOI volto ad approfondire essenzialmente la dimensione della cooperazione internazionale. Che cosa ricorda di quel corso e in che modo ha influito sulle scelte della sua carriera?
R. Ho frequentato il corso di preparazione alle carriere internazionali dopo aver scelto di consacrare la mia cittadinanza attiva al progetto spinelliano di uno stato federale europeo, essendo ancora per me incerto il mio futuro professionale. Il corso mi ha permesso di avere una breve ma articolata immersione in una dimensione internazionale al di là della dimensione comunitaria. Al termine del corso è maturata la scelta di consacrare non solo la mia cittadinanza attiva ma anche la mia attività professionale alla dimensione europea ma ho mantenuto un interesse costante per la dimensione - come si dice oggi - della governance internazionale o, come dicono i federalisti del governo mondiale.
D. Alla luce della Sua esperienza, quali sono secondo Lei gli indirizzi che dovrebbe privilegiare l'attività di formazione per promuovere l'interesse dei giovani italiani per le carriere comunitarie, e in particolare, per favorire il loro inserimento nelle Istituzioni comunitarie?
R. All'attività di formazione tradizionale bisognerebbe affiancare indirizzi di maggiore approfondimento della storia e delle culture dei nostri paesi vicini, delle ragioni non solo giuridiche che hanno permesso od ostacolato lo sviluppo delle istituzioni europee, dei settori in cui l'Europa (l'Unione Europea) fa la differenza .

Intervista alla Dr.ssa Barbara Contini
Da SIOI NEWS N. 2 dicembre 2005 – febbraio 2006

La Dr.ssa Contini ha frequentato il Seminario di orientamento e selezione per il JPO nel 1988. E' esperta di volontariato e cooperazione internazionale ed ha ricoperto incarichi di rilievo con l'OSCE in Bosnia Erzegovina, con le Nazioni Unite in Asia e a Nassiriya. Attualmente le è stata affidata la direzione dell'Ufficio della Cooperazione a Nyala, nel Sud del Darfur, che gestisce i nostri aiuti umanitari in coordinamento con l'Ambasciata

D. Come frequentatrice di un corso della SIOI, qual è il suo giudizio in merito alla formazione ricevuta?
R. Giudico la preparazione ricevuta dalla SIOI ottima sotto tutti i punti di vista ed anche per il Corso di Genova che fu molto interessante.
D. Di quali conoscenze e di quali caratteristiche personali dovrebbero essere dotati i giovani che si apprestano ad operare nel campo della cooperazione allo sviluppo?
R. I ragazzi dovrebbero essere estremamente modesti e flessibili. Io ho sempre messo in pratica questa strategia. Senza sacrifici e tanta gavetta non è possibile andare lontano. I sacrifici e la forza d'animo per questo tipo di lavoro ti formano e devi essere pronto a fare anche le cose più umili, sempre. Solo così impari davvero, mai essere ottusi ed arroganti con il “Sud del mondo”. Inoltre bisogna non aver paura di insegnare ad altri o dire ad altri. So che è un mondo di squali ma è più importante dare che tenere per sé. Chi è bravo sul serio non ha paura di dare informazioni. In pochi lo fanno.






 

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