SOCIETA' ITALIANA PER L'ORGANIZZAZIONE INTERNAZIONALE


 
 
LA RASSEGNA STAMPA DELLA SIOI







 

 

Cari Amici, Soci ed Ex Alunni vi presentiamo un nuovo servizio di SIOI NEWS dedicato a voi e a chi è interessato a conoscere la SIOI attraverso le esperienze di coloro che l'hanno vissuta e frequentata da studenti e continuano a viverla e a raccontarla oggi da ogni parte del mondo. Uno spazio della rassegna stampa di SIOI News raccoglie inoltre le segnalazioni e le interviste dei media e della stampa sulla SIOI.

Auguriamo a voi tutti una buona lettura!


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LE INTERVISTE DI SIOI NEWS: GLI EX ALUNNI DEL MASTER IN STUDI DIPLOMATICI

Intervista al Dr. Pietro Sferra Carini, Segretario di Legazione, Ambasciata d'Italia a Pechino.
Da SIOI NEWS N. 12 dicembre 2008 – gennaio 2009

Il Dr. Pietro Sferra Carini ha frequentato il corso di preparazione alla carriera diplomatica della SIOI nell'anno 1997-1998 e ha superato il concorso di ammissione nel 2000. Dal 2004 all’ottobre 2008, ha ricoperto le funzioni di Primo Segretario presso l’Ambasciata d’Italia a Brasilia. Attualmente è Primo Segretario presso l’Ambasciata d’Italia a Pechino.

D. Lei ha seguito il corso diplomatico della SIOI. Ci interesserebbe conoscere per quali motivi scelse il nostro corso e in quali discipline Lei ritiene obiettivamente che il corso Le sia stato di concreto aiuto nel superamento delle prove scritte?
R. Ho deciso di fare il concorso diplomatico solo due anni dopo essermi laureato in economia e commercio. La mia è stata, quindi, una “vocazione” sorta in ritardo rispetto alla media dei miei colleghi. La principale necessità nell’avvicinarmi al concorso diplomatico era pertanto raggiungere una buona preparazione in quelle materie concorsuali che non avevo studiato nella Facoltà di Economia. Mi riferisco, specificamente, a Storia e a Diritto Internazionale. Questo mi ha spinto a cercare un corso che mi aiutasse a colmare tali lacune. Ho scelto la S.I.O.I. su suggerimento di amici che erano già in carriera. Mi piaceva anche l’idea che la Società fosse collegata alla Farnesina. Sull’efficacia dei corsi, posso dire, a mero titolo di esempio, che, nelle prove scritte del concorso 2000, il mio migliore risultato fu quello nella prova di Diritto Internazionale, materia che non avevo mai studiato prima del corso S.I.O.I.
D. Quali suggerimenti potrebbe dare ai giovani interessati ad intraprendere la carriera diplomatica?
R. La scelta di fare il concorso per intraprendere la carriera diplomatica è una scelta le cui motivazioni possono variare da individuo a individuo. L’importante è perseguire questa strada con impegno e passione, investendo molto nello studio. In un mondo sempre più interdipendente, in cui le relazioni con gli altri Stati e organizzazioni internazionali sono imprescindibili, al diplomatico viene affidato un ruolo di osservatore privilegiato e interprete della politica estera di un Paese. La conoscenza della storia, del diritto e dell’economia forniscono utili strumenti per il lavoro quotidiano, in cui siamo chiamati a interagire con interlocutori provenienti da istituzioni e settori molto diversi. La vita del diplomatico, specialmente quando si è all’estero, richiede alcuni sacrifici dal punto di vista personale e familiare, ma tutto ciò è compensato dalla possibilità di ottenere soddisfazioni professionali ed esperienze personali che ripagano di tutti gli sforzi fatti inizialmente.


Intervista alla dott. ssa Ilaria Martorelli
SIOI NEWS N. 10 marzo – aprile 2008

La dr.ssa Ilaria Martorelli ha frequentato il Corso in preparazione alla carriera diplomatica della SIOI nel 2002-2003. Attualmente presta servizio presso la Divisione Affari Politici della Missione di Pace delle Nazioni Unite nella Repubblica Democratica del Congo (MONUC in sigla) in qualità di Associate Political Affairs Officer

D. In che cosa consiste il suo lavoro e che cosa l’ ha spinta verso questa scelta?
R. La Divisione Affari Politici presso la quale lavoro è incaricata di fornire supporto e pareri politici, di elaborare strategie ed interventi per il Rappresentante Speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite e ai Dirigenti della missione nel loro impegno volto al compimento del mandato formulato dal Consiglio di Sicurezza. In questo contesto, le mie responsabilità principali prevedono la raccolta di informazioni sensibili per la prevenzione di conflitti di natura etnica, socio-economica, politica o legata all’attività di gruppi armati e l’elaborazione di documenti analitici e raccomandazioni per risolverli; l’interazione con autorità locali, partiti politici, società civile ed esponenti militari per diffondere valori e pratiche dello stato di diritto e del buon governo suscettibili di contribuire alla dialettica democratica ed al processo di pace; il monitoraggio dell’attività del Parlamento recentemente eletto e l’analisi del contenuto delle leggi da questo approvate. La mia scelta di partire in Congo è maturata piano piano. Le esperienze che avevo precedentemente vissuto in paesi in conflitto e post-conflitto avevano fatto nascere in me l’esigenza di capire meglio queste realtà. Avevo bisogno di mettermi in gioco e di sperimentare in prima persona la complessità della vita in paesi travagliati da guerre continue. Non mi accontentavo più dell’informazione spesso selettiva e stereotipata proposta dai mass media, che troppo spesso si focalizza su crisi politicizzate e tralascia guerre di grande portata umana e geopolitica. Il relativo silenzio sul conflitto che ha insanguinato la Regione dei Grandi Laghi (una delle più ricche di risvolti strategici nello scacchiere africano) è la prova tangibile di questa informazione negata che ci lascia cittadini inconsapevoli della realtà internazionale.
D. Quale è stato il percorso formativo e professionale che l’ ha condotta al suo attuale incarico ?
R. Potrei dire che il mio percorso formativo è iniziato ben prima di scegliere la facoltà di Scienze Politiche presso l’Università di Roma “La Sapienza”. Mi sono confrontata fin da piccola, con realtà internazionali come la NATO e la Comunità Europea in occasione dei miei sei anni di residenza in Belgio, dapprima nel quartier generale della NATO (Supreme Headquarter of Allied Powers in Europe - S.H.A.P.E.) ed in seguito a Bruxelles in occasione dei miei studi presso l’Ecole Européenne. Fin da piccola ritagliavo articoli di politica estera da settimanali a cui i miei genitori erano abbonati e leggevo avidamente biografie dei grandi personaggi della storia. La scelta della facoltà è stata alquanto spontanea... Il giorno successivo alla discussione della mia tesi di laurea ero già sui banchi della SIOI dove tutto il personale, docente e non, ha saputo creare un ambiente particolarmente propizio per noi studenti alla prese con molte incertezze sul domani. Al di là dei contenuti della formazione di altissimo livello, la SIOI ha rappresentato per noi tutti, un punto di riferimento umano e professionale capace di scommettere con fiducia e passione sulle nuove leve. E noi giovani sappiamo quanto questo faccia la differenza, in prospettiva di un mondo lavorativo che stenta a vederci come risorse per il futuro. La mia formazione si è successivamente completatata con altri corsi sui Diritti Umani e sul Diritto dell’Unione Europea, con un corso di Arabo ed un corso annuale sulle Missioni di Pace presso il Centro di Formazione delle Nazioni Unite. Il mio percorso professionale è invece iniziato con un’esperienza di terreno nel deserto del Sahara in Tunisia, dove collaboravo con un progetto della Regione Lazio per la formazione di un’immigrazione qualificata. In seguito sono stata assunta da un’ONG internazionale che si occupava di progetti di Peace-Building. Ero la responsabile dei progetti in Medio Oriente ed in Afghanistan per conto dell’Ambasciatore Isrealiano che aveva condotto le negoziazioni degli accordi di pace di Oslo del 1993. In seguito ho lavorato per il Centro per la Pace di Tel Aviv fondato dal premio Nobel Shimon Peres. Nel 2005 sono partita per il Congo come ricercatrice con un’ONG italiana per conto della quale studiavo l’impatto politico e di sicurezza dei flussi migratori illegali in Africa. Dal febbraio 2006 ricopro il mio incarico attuale alla MONUC.
D. Quali caratteristiche personali, doti attitudinali e capacità dovrebbero possedere i giovani interessati ad intraprendere il suo stesso percorso?
R. La mia esperienza è stata soprattutto un viaggio dentro me stessa e alle radici di ciò che è vera forza e vera debolezza, delle dinamiche che portano allo sviluppo di un popolo o di ciò che al contrario ne frena il progresso. E’ stato un percorso politico che mi sono ritrovata a vivere con uno sguardo rivolto alla centralità della persona umana. Per questo motivo non intendo soffermarmi sulle ben note caratteristiche professionali (ottima conoscenza delle lingue straniere, capacità di analisi geopolitica, di relazioni con autorità e molte altre) che sono indubbiamente essenziali e giustamente alla base di qualunque formazione nel campo degli affari politici. Difatti, ho avuto spesso modo di constatare che i talenti più strettamente professionali da soli non bastano per cogliere l’essenza di una scelta forte come quella di vivere in paesi in conflitto. Ai giovani interessati a lavorare in quest’ambito, consiglio soprattutto di essere estremamente sinceri con se stessi riguardo alle proprie reali motivazioni. Cosa state realmente cercando? Il sentire comune associa spesso agli affari politici une certa immagine di prestigio. Vi confesso che la mia esperienza professionale mi ha portato a vivere per due anni nella giungla in situazioni tutt’altro che prestigiose! Fortunatamente, non ero alla ricerca di stereotipi del successo, ma cercavo piuttosto di appagare il mio desiderio di scoperta di realtà a me prima inimmaginabili. Un giovane che si appresta a questo tipo di percorso dovrebbe avere una forte stabilità psicologica, una spiccata sensibilità per rispettare le sofferenze con cui si entra in contatto, insieme a quel po’ di distacco che permetta di restare obiettivi e di poter intervenire con professionalità. E’ altresì molto importante avere un talento umano particolare nel creare una relazione di fiducia nell’interlocutore al di là delle barriere culturali, saper stare da soli se necessario (nella giungla ho messo a dura prova questa capacità...), ma soprattutto portare avanti una propria vita affettiva e nutrire il proprio mondo interiore. Non è un tipo di vita che si può sostenere per molto tempo se non si è intimamente felici... La felicità dà la forza per sacrificarsi, per riuscire a lavorare con i colleghi in situazioni di pericolo e per essere capaci di pagare un prezzo per la propria integrità (si è spesso di fronte a questo bivio...). In situazioni di conflitto e post-conflitto è altresì molto importante essere capaci di estrema duttilità, di apprendimento veloce e di sincera umiltà. Bisogna essere generosi in questo tipo di scelte e mettere dell’amore in ciò che si fa. C’è chi reagisce alla durezza della miseria, delle violazioni dei diritti umani e della guerra chiudendosi in un cinismo che inizialmente protegge, ma che alla lunga inaridisce. È’ importante, invece, restare aperti alla vita e alla speranza. Anche se spesso il nostro lavoro non sembra portare a nulla. Bisogna saper rinunciare alla gratificazione del risultato ed accettare l’idea che ciò che abbiamo costruito può essere distrutto in un attimo. Bisogna accettare i limiti di malattie per noi precedentemente sconosciute e la mancanza di un’assistenza medica adeguata. Questa è la realtà dei popoli che siamo venuti ad accompagnare nel loro percorso. Perché per noi dovrebbe essere diverso?

Intervista al dott. Carlo Corazza, World Bank Washington
SIOI NEWS N. 9 novembre – dicembre 2007

Il dott. Carlo Corazza ha frequentato il Corso di preparazione alla carriera diplomatica nel 2001. Attualmente lavora alla World Bank presso il Payment System Development Group, Washington.

D. Quale è stato il suo percorso formativo e professionale e quale è il ruolo che attualmente ricopre presso la World Bank?
R. Ho conseguito una Laurea in Giurisprudenza presso l'Università "La Sapienza" di Roma nel 1999, quindi, dopo aver espletato il servizio civile (ai miei tempi obbligatorio), ho seguito il Corso di Preparazione alla Carriera Diplomatica presso la SIOI, acquisendo una piu' ampia visione di quella che avrei voluto fosse la mia futura carriera. In seguito ho potuto frequentare in qualità di Tutor anche il Corso di Formazione Internazionale per Pubblici Funzionari ed infine ho conseguito il Master in Protezione Internazionale dei Diritti Umani presso l'Universita' di Roma "La Sapienza". Attualmente lavoro alla World Bank presso il Payment System Development Group, dove mi occupo di Rimesse internazionali.
D. Che tipo di formazione e quali caratteristiche personali dovrebbe possedere un giovane che intende seguire il suo percorso professionale e quali suggerimenti può offrirgli?
R. . Il mio percorso formativo e la mia carriera hanno preso strade complessivamente divergenti, correndo a volte quasi parallele, altre volte allontanandosi parecchio l'una dall'altra. Indubbiamente avere una formazione internazionalistica è essenziale per poter avere un quadro generale degli scenari internazionali, delle dinamiche interne alle varie organizzazioni e per potersi spiegare gli orientamenti vigenti in un determinato momento. Sicuramente chi vuole fare una carriera "internazionalistica", presso istituzioni come ONU o Unione Europea, deve avere un'ottima preparazione generale e possibilmente una specializzazione settoriale. Detto questo sono convinto che siano necessarie un'estrema flessibilità geografica e, soprattutto mentale, ricordando sempre che ci si può trovare in ogni momento di fronte alla necessità di aggiornarsi, se non ricominciare da capo ad imparare un lavoro nuovo e metodologie d'intervento differenti. Un'ultima cosa: umiltà e pazienza servono in dosi massicce e, citando Churchill, "non ho da offrire che sangue, fatica, lacrime e sudore".

Intervista alla Dott.ssa Rosa Torregrossa
SIOI NEWS N. 8 giugno – luglio 2007

La dott.ssa Rosa Torregrossa ha frequentato il Corso di orientamento e formazione sulle Organizzazioni Internazionali organizzato dalla SIOI nel 1983 ed il Corso di preparazione alla Carriera Diplomatica nel 1988. Attualmente è Dirigente presso la Direzione Regionale per la Sicilia dell’Agenzia delle Dogane del Ministero dell’Economia e delle Finanze.

D. Quali sono state le sue esperienze professionali iniziali?
R. Le mie esperienze professionali iniziali si sono realizzate nel settore della ricerca e della formazione; appena conseguita la Laurea in Scienze Politiche ho subito iniziato a collaborare presso l’Università di Palermo negli insegnamenti di Economia Politica e di Economia Internazionale; a seguito di contratti a tempo determinato ho successivamente tenuto corsi di Economia della Integrazione Europea presso la Scuola di Specializzazione in Diritto Europeo dell’ Università di Palermo. Ho lavorato anche come assistente alla ricerca del prof. J. Kregel, in Macroeconomia e Teoria Monetaria Internazionale, presso la Johns Hopkins University, Bologna Center, ove ho anche conseguito il Diploma di specializzazione in Economia Internazionale e Studi Europei. La mia passione per l’economia politica non si è mai attenuata nel corso degli anni, ed ancora oggi ciò che preferisco fare è leggere libri di economia o partecipare a convegni e seminari specialistici. Già durante l’ultimo anno di università ho avuto modo di entrare a far parte della SIOI partecipando ad un Corso intensivo di preparazione al concorso diplomatico. In quella occasione ebbi il privilegio di conoscere il prof. Franco Casadio che riuscì a trasmettermi l’entusiasmo e la determinazione che oggi caratterizzano il mio impegno quotidiano. Quando mi è stato proposto di rispondere ad alcune domande per l’intervista da pubblicare sulla rivista SIOI, in qualità di ex-alunna, ho accolto subito il suggerimento di esprimere ”qualcosa che venga dal cuore”. Affidandomi alle emozioni che tuttora provo parlando della SIOI, andando indietro nel tempo mi sono ritrovata seduta nei banchi della grande aula della storica sede di Roma e negli occhi l’immagine dell’austero docente di Organizzazione Internazionale, il prof. Franco Casadio, che iniziata la lezione, con un sorriso richiamava i ritardatari con la frase “la puntualità è la cortesia dei re”; intanto seguivo il Corso di preparazione al concorso di ammissione alla carriera diplomatica. E come non sentirsi protagonisti di una parte della nostra storia quando nella stessa aula noi alunni del Corso di preparazione, orientamento e formazione sulle Organizzazioni Internazionali, simulavamo la discussione e la firma dei Trattati di Roma ed a me in particolare era affidato l’arduo compito di rappresentare l’Italia nella persona dell’allora ministro Martino. Soltanto ricordi o effettiva e duratura formazione culturale? Il meraviglioso mondo della Biblioteca SIOI, negli anni in cui non era facile collegarsi in tempo reale al mondo esterno, ci portava ad estenuanti ricerche di testi, articoli, notizie; attività che quasi oggi fa pensare alla pazienza dei monaci amanuensi nella trascrizione dei libri. Non poco ciò ha contribuito a radicare in me la convinzione di quanto sia necessario affrontare, con quotidiana sopportazione, gli ostacoli che intralciano lo studio di nuove disposizioni normative o l’applicazione informatica di innovazioni procedurali.
D. In che cosa consiste il suo attuale incarico e quali caratteristiche personali sono richieste dal ruolo che ricopre?
R. L’incarico che attualmente ricopro di Dirigente presso la Direzione Regionale per la Sicilia dell’Agenzia delle Dogane mi porta ad affrontare quotidianamente una realtà operativa complessa e dinamica. La preparazione professionale acquisita negli anni che hanno seguito la laurea mi ha consentito di guardare sempre oltre, di affrontare la sfida di varcare nuove frontiere, di sviluppare il desiderio di continuare ad accrescere le conoscenze. Particolarmente affascinante è avere l’opportunità di lavorare in un contesto in continuo cambiamento: la riforma dell’organizzazione dà al dirigente pubblico la possibilità di esercitare un ruolo nuovo rispetto a quanto avveniva nel passato. Il nuovo sistema di contabilità pubblica e di governo delle risorse umane offre maggiori spazi di discrezionalità nell’assunzione delle decisioni e nelle scelte di gestione. Si applicano oggi metodologie proprie del sistema privato, che entrano necessariamente a far parte del proprio bagaglio professionale. Occorre acquisire nuove tecniche di gestione, ma anche nuove attitudini professionali quali l’autonomia decisionale, intesa quale discrezionalità delle scelte operative. In altri termini si rende necessaria una cultura del lavoro e degli obiettivi orientata costantemente al livello di servizio da offrire all’utenza. Oltre al normale carico di lavoro, sono attualmente impegnata in un progetto universitario relativo all’istituzione di un ciclo didattico per favorire e promuovere la conoscenza dell’economia internazionale e del diritto doganale, nazionale e comunitario, sviluppando la formazione dei giovani e dei futuri manager. Di evidente attualità è, infatti, l’approfondimento delle conoscenze specifiche relativamente ai rapporti economico-commerciali, atteso il ruolo sempre più rilevante della dogana nell’era del fervore diffuso della globalizzazione e di una agguerrita competitività negli scambi dei beni e dei servizi.
D.
Quali dovrebbero essere, a suo parere, i requisiti ed il percorso formativo per operare efficacemente nel suo ambito di attività?
R. Tra i requisiti fondamentali c’è un bagaglio culturale di base il più possibile interdisciplinare, che ricomprenda lo studio della storia, del diritto, dell’economia oltre che del commercio internazionale e dell’utilizzazione degli strumenti informatici. Ha inoltre un’importanza notevole la migliore possibile conoscenza di almeno due lingue straniere. A tale bagaglio di conoscenze occorre naturalmente aggiungere una forte motivazione ad arricchire le competenze in materia organizzativa; base questa fondamentale per il lavoro che attualmente svolgo. In definitiva l’attività del dirigente pubblico tende oggi a collocarsi in un contesto gestionale che, pur mantenendo le caratteristiche peculiari della struttura pubblica deputata ad occuparsi delle esigenze della collettività, è per molti aspetti simile a quello dell’impresa privata. La rilevazione metodica delle attività, al fine di misurare i risultati della performance delle scelte e delle azioni organizzative e gestionali, presuppone pertanto la conoscenza di strategie innovative ed una elevata flessibilità.

Intervista al Dr. Marco Bonabello, Funzionario del Tribunale Penale Internazionale delle Nazioni Unite per l'Ex Jugoslavia che ha sede a l'Aja
SIOI NEWS N. 7 marzo – aprile 2007

Il Dr. Marco Bonabello ha frequentato il Corso di preparazione alla Carriera Diplomatica organizzato dalla SIOI nel 2000. Attualmente è Funzionario del Tribunale Penale Internazionale delle Nazioni Unite per l'Ex Jugoslavia che ha sede a l'Aja

D. In che cosa consiste il suo attuale incarico e quali caratteristiche personali sono richieste dal ruolo che ricopre?
R. Il Tribunale Penale Internazionale per l’ex Jugoslavia, e’ stato istituito dalle Nazioni Unite nel 1993 con la risoluzione n. 827 del Consiglio di Sicurezza. Il suo mandato consiste nel perseguire penalmente le persone fisiche ritenute responsabili di gravi violazioni del diritto internazionale umanitario, perpetrate nel territorio dell’ex Jugoslavia dopo il 1991. Dal 2005 lavoro presso i Judicial Services della Cancelleria del Tribunale. Si tratta di un incarico che, a differenza della cancelleria di un tribunale nazionale, coinvolge mansioni di carattere sia giuridico che diplomatico. L’esercizio di tali funzioni rientra solitamente nelle competenze del Ministero della Giustizia. Il nostro compito consiste nel coordinare tutti i procedimenti penali, nel rappresentare la Cancelleria durante lo svolgimento delle udienze e nel mantenere relazioni diplomatiche con numerose rappresentanze nazionali ed internazionali. Inoltre amministriamo il Centro di Detenzione del Tribunale e gestiamo il Servizio di Patrocinio Gratuito per gli imputati indigenti. Infine, viaggiamo spesso nella regione Balcanica al fine di promuovere le attività del Tribunale ed aiutare le autorità giudiziarie nazionali a processare i criminali di guerra secondo gli standard del “giusto processo”. Nell’adempimento di tali compiti, lavoriamo a stretto contatto con i Giudici, la Procura e gli avvocati della difesa ed elaboriamo numerosi atti processuali. Ritengo questa esperienza unica ed assai stimolante, in quanto mi pone a contatto con una realtà giuridica internazionale molto particolare, che mi ha arricchito sia sul piano umano che su quello professionale. Per rispondere alla seconda parte della domanda, direi che flessibilità mentale, facilità di comunicazione ed abilità nel gestire situazioni problematiche, sono doti che ritengo necessarie per svolgere efficacemente il mio lavoro. Nella nostra attività, infatti, le cosiddette “crisi giuridico-processuali”, spesso aventi anche implicazioni di carattere politico, sono all’ordine del giorno. Il nostro ruolo consiste nel facilitare nel più breve tempo possibile una risoluzione positiva della situazione. Sangue freddo e nervi saldi sono il nostro piccolo segreto. Saper comprendere ed interpretare correttamente i vari interessi in gioco e’ molto importante. Infine, e’ tassativamente imperativo essere sempre imparziali nello svolgimento del proprio operato. Spero di essere stato sufficientemente esauriente nella mia risposta. Nel caso in cui qualcuno fosse interessato, e’ possibile seguire in diretta le udienze sul sito internet: www.un.org/icty/.
D. Qual è stato il suo percorso per arrivare a svolgere le sue attuali funzioni?
R. Direi che s’inizia molto presto, fin da bambini, a nutrire interesse per la “vita internazionale”, il che può significare anche solo cercare qualcosa di più stimolante della propria realtà locale. Bisogna essere affascinati da ciò che e’ diverso, e che spesso non e’ facile comprendere a primo acchito. Nel mio caso, non posso negare che aver frequentato scuole straniere a Londra e Vienna ha decisamente favorito lo sviluppo di tali interessi. Una volta rientrato in Italia e finito il liceo (Collegio Navale F. Morosini, a Venezia), mi sono iscritto alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università “La Sapienza” a Roma, con l’intento di fare quanto prima nuove esperienze di studio all’estero. La Sapienza stessa, oltre ad essere un validissimo ateneo di studio, si è rivelata soprattutto una “scuola di vita”. La necessita’ di emergere tra migliaia di altri studenti ha contribuito a rafforzare la mia determinazione e risolutezza. Dopo un anno di Erasmus a Strasburgo, dove ho conseguito un diploma in Diritto Internazionale e Comunitario presso l’università locale, sono partito per Bruxelles con una borsa di studio per svolgere la tesi di laurea in Diritto Comunitario. Negli anni seguenti ho partecipato a vari corsi, tra i quali il Corso di preparazione alla Carriera Diplomatica organizzato dalla SIOI. Quest’ultimo ha rappresentato un momento importante della mia formazione rinvigorendo da un lato il desiderio d’intraprendere una carriera internazionale e fornendomi dall’altro, solide basi didattiche ed umane per realizzare tale sogno. Successivamente, ho lavorato quale tirocinante presso Organizzazioni non governative ed internazionali ed ho partecipato a diverse missioni elettorali con l’OSCE nei Balcani ed in Ucrania. Queste brevi esperienze professionali non devono essere sottovalutate, poiché spesso si rivelano un vero e proprio trampolino di lancio. Nel 2003 sono poi partito per un altro tirocinio presso la Missione OSCE a Belgrado, dove mi sono dedicato ad un’interessante ricerca di carattere legale sui crimini di guerra che ha messo in risalto le mie capacita’ e le mie conoscenze. Dopo qualche mese l’OSCE mi ha offerto l’opportunità’ di lavorare quale Human Rights Officer presso la propria Missione in Bosnia ed Herzegovina, nella cittadina di Travnik. Qui ho seguito con passione numerosi progetti inerenti ai diritti umani ed al cosidetto Rule of Law; fra questi, vi erano i processi per crimini di guerra nei tribunali locali. Questa esperienza “sul campo”, unitamente alle mie consolidate capacita’ giuridiche, analitiche e diplomatiche, ha certamente contribuito, nel giugno 2005, alla mia assunzione presso questo Tribunale. A questo lungo percorso bisogna affiancare la forza di volontà e la perseveranza. Le occasioni per demoralizzarsi non sono certamente mancate, ma bisogna sempre essere pronti a trarre il meglio anche da ciò che può sembrare in un primo momento una battuta d’arresto.
D. Che tipo di formazione e quali capacità professionali dovrebbero possedere i giovani che intendono intraprendere una carriera nelle Organizzazioni Internazionali?
R. La formazione può essere molto variegata: diritto, economia, scienze politiche sono le facoltà più classiche. Tuttavia, bisogna tener presente che le iniziative di carattere specificatamente tecnico, intraprese dalle organizzazioni internazionali sono sempre più numerose. Pertanto, facoltà quali ingegneria, scienze agrarie, psicologia, medicina, scienze alimentari - ed altre ancora - sono diventate settori validissimi di formazione. L’iter formativo tradizionale prevede il conseguimento della laurea presso un ateneo italiano, e successivi diplomi di Master e Dottorati di ricerca presso università straniere, preferibilmente di fama internazionale. A questo proposito, mi permetto d’esprimere un parere strettamente personale. Una volta conseguita la laurea, iscriversi ad un corso di studi post-universitario quale semplice “riempitivo” di un momento in cui non si fa bene cosa fare, non sempre si rivela la scelta migliore. In tale evenienza, consiglierei piuttosto di intraprendere un’esperienza di tirocinio presso Enti internazionali al fine di scoprire una nuova realtà lavorativa. E’ proprio questa esperienza, infatti, che spesso ci manca quando cerchiamo occupazione presso tali organismi. Frequentare un corso di specializzazione in un secondo momento, presenta a mio avviso il vantaggio di permettere una scelta più oculata del settore di studio appropriato alla carriera professionale che si desidera intraprendere. Un’ottima conoscenza, parlata e scritta, dell’inglese e’ oggigiorno indispensabile. Bisogna, infatti, tener presente che siamo in continua competizione con molti colleghi la cui madrelingua e’ proprio l’inglese! A questa va aggiunta almeno una seconda lingua, preferibilmente anche una terza. Il francese e’ sempre una valida opzione, ma anche altre lingue quali spagnolo, tedesco, russo, arabo o cinese sono diventate molto importanti. Per quanto concerne le capacita’ professionali richieste per lavorare in un organismo internazionale, occorre anzitutto essere degli abili comunicatori e dei validi negoziatori. Ritengo sia molto importante saper ascoltare e comprendere le opinioni altrui e di conseguenza mettere in discussione le proprie. E’ di fondamentale importanza anche la capacità di adattarsi velocemente ai nuovi contesti ed alle mutate esigenze in cui ci si trova ad operare di volta in volta. Inoltre, occorre avere notevole iniziativa personale ed eccellenti capacità analitiche ed organizzative. Di certo, essere una “buona penna” aiuta sempre, come pure l’abilita’ nelle pubbliche relazioni, il vero pane quotidiano di qualsiasi impiego in ambito internazionale. Molta importanza rivestono anche i colloqui di lavoro. Nei pochi minuti che si hanno a disposizione, il futuro funzionario internazionale deve dimostrare di essere capace e ben preparato, pronto ad affrontare nuove sfide, sicuro di se, ma pur sempre umile e rispettoso. In tale contesto consiglio di preparare attentamente i curriculum e le lettere di presentazione. Un curriculum ben strutturato ed accompagnato da una concisa e convincente lettera di presentazione può spesso fare la differenza!

Intervista al Dr. Emanuele Santi - Banca Mondiale Washington
SIOI NEWS N. 5 ottobre – novembre 2006

Il Dr. Emanuele Santi ha frequentato il Corso di preparazione alla Carriera Diplomatica organizzato dalla SIOI nel 1998. Attualmente è Funzionario della Divisione Comunicazione e Relazioni Esterne della Banca Mondiale a Washington

D. Che tipo di formazione e quali caratteristiche personali dovrebbero possedere i giovani che desiderano entrare in Organizzazioni internazionali che operano nei settori economico, finanziario e commerciale?
R. L'offerta formativa per lavorare in organizzazioni internazionali è ormai molto vasta e quindi come dicevo prima, occorre avere un CV ricco di corsi di base, ma anche di specializzazioni. Credo che la cosa più importante pero' per chiunque abbia interesse ad una carriera internazionale è quella di "sporcarsi le mani" con una delle tante organizzazioni di volontariato e/o non governative, di cui e' ricco questo paese. Per chi studia, campi di lavoro estivi in un paese in via di sviluppo o volontariato part-time ad iniziative di ONG nella città in cui si studia sono un'ottima opzione. Fondamentale e' poi la conoscenza linguistica. Sono entrato in Banca con 4 lingue (inglese, francese, italiano e tedesco) e non e' bastato. Mi hanno "obbligato" ad imparare anche lo spagnolo. Ogni occasione e' dunque buona, dall'Erasmus, ai viaggi all'estero, alla lettura di quotidiani in lingua straniera, alle amicizie internazionali. Non bisogna mai accontentarsi. Se dovessi pero' tornare indietro, oltre all'inglese, studierei il Cinese o un'altra lingua ricercata e un po’ più insolita. "Last but not least" - come dicono da queste parti - occorre una personalità versatile e sicura di se'. Putroppo noi Italiani siamo spesso molto insicuri, abituati con una cultura spesso troppo basata sull'importanza dei "capelli grigi" e della raccomandazione. Nel contesto internazionale, non conta la tua eta', ma quello che sai fare e dimostrare. Occorre esser persistenti, avere anche il coraggio di contattare direttamente funzionari internazionali, presentandosi in maniera professionale e diretta.

Intervista al Min. Plen. Alain Economides
SIOI NEWS N. 3 marzo – aprile 2006

Il Min. Plen. Alain Economides ha frequentato il corso di preparazione alla carriera diplomatica della SIOI nel 1974 e ha superato il concorso di ammissione nel 1975. Attualmente è Vice Capo di Gabinetto del Ministro degli Affari Esteri

D. Lei ha seguito il corso diplomatico della SIOI. Ci interesserebbe conoscere per quali motivi scelse allora il nostro corso e in quali discipline Lei ritiene obiettivamente che il corso Le sia stato di concreto aiuto nel superamento delle prove scritte?
R. Ebbi l’opportunità di frequentare il Corso di preparazione alla Carriera Diplomatica l’anno precedente allo svolgimento del concorso di ammissione. La SIOI aveva fama, nel mio caso poi confermata dal risultato, di dare agli studenti l’impostazione più adeguata per poter superare le prove di concorso. Ricordo che sotto questo profilo furono particolarmente utili le lezioni ed i seminari di storia e diritto internazionale. Ho invece dei ricordi più vaghi della parte dedicata all’economia. Provenivo dalla Facoltà di Giurisprudenza, con un bagaglio di conoscenze in materia economica alquanto essenziale cosicché le pur interessanti lezioni erano spesso troppo avanzate e studiavo prevalentemente a casa.
D. Il contesto internazionale è profondamente mutato rispetto a quel periodo e anche il nostro corso ha conosciuto una serie necessaria di adeguamenti. Alla luce della Sua esperienza, quali sono gli indirizzi da privilegiare oggi nella formazione dei futuri diplomatici?
R. Da allora, ai mutati equilibri internazionali ha corrisposto una diversità di accenti e di priorità del Ministero degli Esteri. Ed è proprio l’economia in tutti i suoi aspetti che è divenuta un elemento essenziale di conoscenza. Basti ricordare che dalla fine degli anni ’80 l’Italia è divenuta un Paese esportatore netto di capitali d’investimento, con attività produttive sempre più delocalizzate. Politica monetaria, politica bancaria (i meccanismi della finanza internazionale), flussi del commercio internazionale ecc. sono materie che assieme alla relativa parte giuridico-normativa (es. si pensi alle clausole degli accordi di protezione degli investimenti). appartengono alla vita di lavoro ordinaria dei funzionari del M.A.E. soprattutto quando in servizio all’estero. A ciò, si accompagna un’attenzione crescente verso le attività delle organizzazioni internazionali, le Nazioni Unite in primo luogo ma anche le Agenzie specializzate di prima linea come ad esempio l’Unhcr, l’Oim, l’Unicef, per i rifugiati, l’Undoc per la lotta ai narcotraffici e quelle del settore dello sviluppo. Acquisire una conoscenza ancor più approfondita degli obiettivi e dei meccanismi di funzionamento delle oo.ii. sin dalla preparazione al concorso, anche attraverso esercitazioni pratiche, mi sembra di grande utilità per funzionari che, in numero crescente saranno impegnati nel settore multilaterale. Occuparsi di relazioni internazionali, può anche significare dover interpretare dati macroeconomici complessi, sostenere le imprese italiane, comprendere il loro funzionamento e loro esigenze, valutare i bilanci aziendali, analizzare questioni attinenti all’energia. Si tratta ovviamente di aree di interesse che non sostituiscono il bagaglio professionale proprio del diplomatico e che si ritrova nelle materie del concorso. Sono tuttavia degli approfondimenti che consentono di partecipare, con maggior cognizione di causa, autorevolezza ed efficacia, a decisioni spesso importanti nell’interesse della funzione svolta e del Paese.


Intervista al Min. Plen. Ferdinando Nelli Feroci
SIOI NEWS N. 2 dicembre 2005 – febbraio 2006

Il Min. Plen. Ferdinando Nelli Feroci ha frequentato il Corso di preparazione per la Carriera Diplomatica nel 1971. E' attualmente Direttore Generale per l'Integrazione Europea del Ministero degli Affari Esteri

D. L'Associazione degli ex alunni della SIOI nasce dal presupposto che tra gli iscritti ai corsi di formazione sia sorto e si sia sviluppato un comune sentire intorno ai principi che ispirano l'azione che la Società si prefigge, come detta il suo Statuto, per contribuire all'instaurazione di un giusto e pacifico assetto della Comunità Internazionale, al progresso dell'unificazione europea, alla diffusione della conoscenza e della tutela dei diritti umani. Lei ritiene che su queste basi, nell'era della globalizzazione e del multilateralismo, l'Associazione possa continuare ad offrire un ambito di riflessione comune sull'evoluzione della Comunità Internazionale, sulle priorità della politica estera italiana e sul ruolo della diplomazia?
R. L'Associazione può sicuramente offrire una occasione di confronto e approfondimento sui grandi temi dell'evoluzione della comunità internazionale, sul ruolo delle organizzazioni internazionali e del multilateralismo efficace e sulle dinamiche di sviluppo della costruzione europea. Data la sua composizione, può esser un momento di incontro e confronto fra persone che possono mettere a disposizione esperienze professionali e personali di grande interesse.
D. Infine, ha altri suggerimenti sulle attività che l'associazione potrebbe utilmente svolgere?
R. Vedo un ruolo importante della Associazione anche per la elaborazione di progetti di formazione destinati a aspiranti alla carriera diplomatica e a futuri funzionari internazionali. Anche in questo caso si tratterebbe di mettere a disposizione delle giovani generazioni un patrimonio di conoscenze che è proprio dei membri della Associazione.




 

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